Ritratti territoriali
Politecnnico di Milano – DAStU
“Sono solo di passaggio” è il titolo di un progetto di ricerca fotografica commissionato dal Dipartimento di Architettura e studi Urbani, fa parte della serie “Ritratti territoriali della provincia italiana contemporanea”.
Responsabile scientifico: Prof. Lanzani.
Ricercatori: Ettore Donadoni, Davide Simoni e Valentina Rossella Zucca.
Mostra: Italia di mezzo – Prospettive per la Provincia, a cura di Ettore Donadoni e Marco Voltini
| 21.01.26 – 13.02.26, Politecnico di Milano, CRAFT via Ampère 20 |
Pubblicazione: La città collaterale – Dall’invenzione della Costa Smeralda a quella di Olbia, Donzelli Editore

Exhibition Italia di mezzo, CRAFT, Politecnico di Milano 2026
Sono solo di passaggio.
Ricordo i racconti dei miei nonni, che parlavano della Gallura come di un luogo magico, in cui i piccoli centri abitati si alternavano in maniera netta e distinguibile facendo trapelare un’intensa sinergia con il tessuto rurale.
Erano pochi i grandi centri abitati e tutti distanti tra di loro. Il reticolo delle vie che li collegavano rendeva lo spostamento un viaggio a tutti gli effeti, che contribuiva alla costruzione quotidiana della memoria dei luoghi. All’interno di questo reticolo Olbia costituiva un riferimento culturale, un presidio territoriale con una forte interfaccia con la campagna e con il ma-re. Si può definire come luogo di approdi che con il tempo hanno inevitabilmente trasformato il suo aspetto e il suo ruolo nel territorio.
Questo viaggio in Gallura è per me un ritorno alle origini della mia famiglia, un’esplorazione affettiva prima che geografica. L’obiettivo è osservare la trasformazione del territorio, un’operazione certamente inevitabile, in cui la discriminante è il ritmo e la velocità della tra-sformazione. Se il racconto dei miei nonni parla di una trasformazione lenta e morbida, oggi si racconta di trasformazioni veloci e aggressive, incapaci spesso di riservare il tempo fisiologico per la ricerca di un adeguato equilibrio con la natura.
La sequenza fotografica di questo saggio si traduce in un dialogo silenzioso tra natura e intervento umano. Si parte dal racconto di elementi/caratteri quasi primordiali: rocce, terre incolte, per arrivare alle prime forme di occupazione dello spazio da parte dell’uomo: strade, recinzioni, habita diffuso. La figura umana è volutamente assente, eccezion fatta per due sole mani che lavorano la terra, testimoni di un legame antico e della modellazione dei luoghi sopra accennata. Le fotografie catturano soglie, il tema del confine in cui il paesaggio oscilla tra il carattere consolidato dei luoghi dalla vocazione rurale e «l’esibita» antropizzazione. Qui, la natura e l’ur-bano tentano la ricerca di un equilibrio, spesso precario, a volte rispettoso, altre volte forzato.
L’uomo ha imparato a proprie spese che ogni gesto sulla terra ha conseguenze; il nubifragio del 2013 a Olbia ne è stato un monito drammatico, La città, impreparata, ha poi dovuto correre ai ripari con nuove infrastrutture, ammettendo e dimostrando la necessità di ascoltare meglio il territorio, Oggi, nonostante la pressione del turismo e dello sviluppo, si intravede una nuova consapevolezza; si recuperano spazi verdi, si proteggono zone intoccabili, lasciando alla natura il dirito di esistere, Resiste, in alcune aree, quel patto tra uomo e ambiente che i mici nonni ri-comoscerebbero: «Eppure, in questa terra, la memoria esiste». E questo ciò che direi loro oggi.






























